La Storia di Coazze

Il paese di Coazze, posto sul versante orografico sinistro dell’Alta Val Sangone, ai piedi delle sue cime più famose, come il Monte Roubinet (2679 m) e il Monte Rocciavrè (2778 m), si sviluppa nel tratto conclusivo della valle, estendendo il suo territorio alpino nel Parco naturale Orsiera-Rocciavré.

Il comune è posto su un soleggiato altipiano naturale orlato a valle dal corso del torrente Sangone, in una fascia altimetrica compresa tra i 750 m e gli oltre 2000 m; con una superficie di 56,5 km² conta oggi circa 3000 abitanti.

L’origine del paese rimane immersa nella leggenda, ma la tradizione storica orale vuole che la sua fondazione sia avvenuta per opera del popolo dei Quadiatti; i primi documenti che ne attestano l’esistenza risalgono al 1035, e precisamente ad un atto di donazione con il quale il vescovo Alrico cedeva la giurisdizione del feudo al monastero di San Solutore di Torino.

Le origini del suo nome, in passato erroneamente connesse alle vicende dei vicini regni dei Cozii, a causa dell’assonanza dei nomi, secondo Rossebastiano apparirebbe come continuazione del latino Covaceus, tra le cui varianti compare anche Covaz, dal latino cova (plurale di covum), che significa cavità, nascondiglio scavato, qui unito al suffisso aceus ed è attestato dal 1048 con la forma “Covatiae” e dal 1159 come “Covaceis”.

Già nel ‘500 il paese è regolato da un proprio statuto comunale e da quest’epoca fino all’inizio del ‘900 si configura come un borgo rurale legato alla pastorizia e all’agricoltura. All’inizio del secolo hanno inizio le prime attività industriali legate all’estrazione del talco e del ferro, alla tessitura della canapa e alla produzione di carta, cartone e iuta.

Il paese nell’ultimo quarto di secolo ha visto il declino industriale, che ha però favorito il maturare di una nuova sensibilità verso l’aspetto naturale e rurale del paese, con il recupero funzionale delle caratteristiche rurali delle borgate, come forni, lavatoi, piloni votivi, sentieri e mulattiere. Un ruolo importante lo ricoprono ancora le attività artigianali quali l’intaglio e la scultura del legno e la lavorazione della canapa.

Il dialetto francoprovenzale è ancora oggi ampiamente diffuso e possiede una discreta vitalità, sebbene stia aumentando tra i bambini originari del posto la percentuale di coloro che non ne possiedono una competenza attiva. Il territorio può essere suddiviso in linea generale in due aree linguistiche: la prima, che comprende le borgate della fascia montana (molte delle quali oggi sono spopolate) in cui le parlate mantengono un carattere conservativo; la seconda, che include il capoluogo e gli insediamenti limitrofi, il cui dialetto ha subito l’influenza delle correnti innovative del piemontese prima e dell’italiano dopo.

Il comune comprende un’infinità di caratteristiche borgate alpine disseminate intorno al capoluogo, il cui nucleo centrale è denominato dalla gente del posto Vilë’ (Villa). Si tratta di una zona tra le più frequentate, che raccoglie gli edifici istituzionali più importanti per la vita del paese: il Municipio vecchio (l’edificio che da alcuni anni ospita il Museo etnografico, l’Ecomuseo dell’Alta Val Sangone, il Labsol e l’Ufficio turistico), la Cappella della Confraternita (forse un tempo chiesa parrocchiale) situata in Piazza Gramsci (conosciuta come la Piazza a monte, poiché è, tra le piazze del paese, quella posta più in quota), il Tempio valdese e il Palazzo del Conte. Il Palazzo del Conte, l’attuale sede del Municipio, appartenne per secoli ai diversi signori locali (Feyditi, Sandritrotti, Falletti) e in seguito ai Gesuiti, per poi essere acquistato dal comune nel 1964.

La Seconda Guerra Mondiale vede Coazze come roccaforte in valle della lotta partigiana durante la Resistenza. In memoria perenne di questi fatti rimangono l’Ossario dei Caduti e la Fossa Comune di borgata Forno, oltre che una serie di percorsi sulle montagne che circondano il paese che toccano i punti dove si rifugiavano e dove combattevano i Partigiani.

La freschezza del clima, la quiete garantita dall’ombra di secolari faggi e castagni, l’armonia del paesaggio e le innumerevoli possibilità di gite ed escursioni, rendono Coazze una celebre meta di villeggiatura, tanto è vero che ha ospitato anche personaggi illustri, come Cavour, il re Vittorio Emanuele II, il premio Nobel Luigi Pirandello, il musicologo Massimo Mila, l’attore Erminio Macario e l’artista Mario Molinari. Fittissima è la rete di sentieri (G.T.A., Quota Mille, Sentiero Piergiorgio Frassati), che si sviluppano sia all’interno del Parco Orsiera sia al di fuori, offrendo numerose possibilità di passeggiate, escursioni e trekking a vari gradi di difficoltà, per scoprire la bellezza delle montagne e di vecchie borgate.

Tra i prodotti tipici del paese ricordiamo miele, funghi e castagne, ma soprattutto il Cevrin, un rarissimo formaggio di mucca e capra, prodotto con latte d’alpeggio, dal sapore intenso.